Il sogno fascista di Borgo Schirò

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Il sogno fascista di Borgo Schirò

Fondato alla fine degli anni Trenta del ’900, è uno dei tanti paesini costruiti dal regime fascista per evitare lo spostamento dei contadini verso le città, abbandonando i campi. Anche solo il nome ha una storia intrigante: è in onore di Giacomo Schirò, accoltellato nelle strade di Piana degli Albanesi nel 1920.

Il borgo presenta una chiesa, una scuola elementare per i figli dei contadini, un alimentari e tabacchi, un ambulatorio, varie botteghe, un ristorante, il municipio, una caserma e soprattutto una fontana al centro del paese che accoglie i passanti.

Al suo massimo splendore il paesino ospitava circa 100 abitanti. Proprio per questo motivo era prevista un'espansione nel 1942, che non fu mai realizzata a causa dell'inizio della guerra.

Il borgo si andò spopolando sempre di più negli anni Cinquanta. Negli anni Settanta rimasero solo la famiglia Sollazzo, che gestiva l'alimentari, e il parroco, che ogni domenica celebrava la messa puntualmente. Fu quest’ultimo a rimanere più a lungo di tutti, precisamente fino agli anni Duemila. A causa dei continui atti vandalici, alla fine dovette cedere e chiese di cambiare parrocchia.

Oggi rimangono solo frammenti di questo luogo. Principalmente la piazza, abitazioni vuote e pericolanti, il buio pesto durante la notte e un grande campanile che dall'alto sorveglia la quiete.

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